Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/285

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cagione dicendo: imperò che è buono in questo atto; cioè de la penitenza che si fa in questo mondo co le propie opere, e di quella che si fa in purgatorio coi preghi c buone opere et elimosine dei vivi; e però dice: co la vela e coi remi; pilliando similitudine dai naviganti che allora bene si sforsano d’andare quando fanno vela, e niente di meno vogano; e così chi è in stato di penitenzia dè andare in essa co le buone opere fatte per sè, che sono significate per li remi; e co li preghi et elemosine e buone opere d’altrui, che sono significate per la vela che mena l’omo sensa sua fatica, Quantunque può ciascun, pinger sua barca; ecco che seguita la similitudine, ponendo qui la barca che significa la volontà, la quale ci mena per l’opere buone e rie, come la barca per lo mare turbolento e tranquillo. Dritto sì come andar vuolsi, rife’mi; dice che si rissò su, quando volse andare più ratto; cioè levò lo suo pensieri da la materia anteditta, Co la persona: questo dice, per fare verisimilc la sua finzione: imperò che, se prima andava chinato co la persona per andare a pari d’Odorisi, come finto è di sopra, conveniente è che dica che ora si levasse ritto co la persona; et anco finge questo per mostrare che sì tosto non potette lassare li pensieri di prima: imperò che, benché si levasse col volere e coll’apparenzia di fuori, anco rimase la fantasia implicita nei pensieri di prima un poco, et a questo intelletto s’intende co la persona: cioè co la volontà, coll’atto di fuori; e però dice: avvegna che i pensieri Mi rimanesser inchinati e scemi; cioè a la materia di prima inchinati c non dichiarati per lo detto oscuro, che finge che facesse Odorisi a lui, di sopra ne la fine del precedente canto, Io; cioè Dante, m’era mosso; del luogo primo; e per questo s’intende che s’era partito de la 1 materia prima, e seguia volontieri Del mio Maestro i passi; cioè di Virgilio che mi guidava; cioè seguitava la sensualità lo passamento de la materia, che persuadeva la ragione, et amendue; Cioè Virgilio et io Dante, Già mostravam come eravam leggieri; ad andare: imperò che andavamo più ratti che prima, sgravati già del peccato de la superbia. Et el; cioè Virgilio, mi disse; cioè a me Dante: Volge li occhi in giue; cioè ai tuoi piedi, Buon ti serà, per tranquillar la via; cioè per far più agevile la fatica de la via, Veder lo letto de le piante tue; cioè vedere lo spasso 2 sopra ’l quale tu vai; cioè considerare li gradi de la superbia li quali tu scalchi co l’affezioni tuoe sì come vili, e per tanto ti parrà più agevile la via de la penitenzia.

C. XII — v. 16-27. In questi quattro ternari lo nostro autore finge come, ammonito da Virgilio, ragguardò in giù a lo 2 spasso, e vidde designato molte istorie c finzioni; e prima quella del Lucifero

  1. C. M. dalla materia
  2. 2,0 2,1 C. M. lo spazio