Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/298

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tendere che era passato più del di' che non pensava, e però dice: assai più speso; cioè assai più logorato per noi, Che non stimava l’animo; cioè a me Dante, non sciolto; cioè non libero dai pensieri forti, ch’io avea avuto sopra li casi de la superbia. Quando colui; cioè Virgilio, che inanzi; cioè a me Dante: imperò che la guida dè andare innanti al guidato, sempre atteso; cioè sollicito, Andava: la ragione di Dante guidava Danet, e sollicita era che non si perdesse tempo, e che non si stesse ne la materia più che si convenisse a la poesi, cominciò: Drizza la testa; cioè leva su lo capo, non andare più chinato a vedere le scolpiture dei superbi; cioè leva lo pensieri da questa materia, de la quale è stato detto assai. Non è più tempo di gir sì sospeso; cioè sollicito sopra lo peccato de la superbia, come se’ ito infine a qui. Vedi colà; ecco che Virgilio dimostra a Dante l’angelo, dicendo: un Angel; questo angiulo significa la grazia di Dio che venia a dare la remissione del peccato de la superbia, la quale procede de la grazia di Dio, che s’appresta; cioè che s’apparecchia sollicito, Per venir verso noi; cioè a me et a te Dante, vedi, che torna Dal servigio del di’ l’ancilla sesta; cioè l’ora sesta. Finge Ovidio, Metamorfosi nel ii.° libro, che l’ore siano governatrici dei cavalli del carro del Sole, e l’autore nostro finge che siano guidatrici, sicchè ciascuna ora guidi lo carro del Sole lo suo spazio, e poi l’accomandi 1 all’altra, e l’altra a l’altra successivamente, come li ragassi guidano li carri de’ signori; e per questo intende la successione del tempo, significando che l’una ora succede all’altra, e però dice l’ancilla; perchè Ovidio dice nel preditto luogo: Iungere equos Titan velocibus imperat Horis; e quanto a la lettera dice che l’ancilla sesta; cioè l’ora sesta torna Dal servigio del di’; cioè che àe guidato lo carro del Sole lo suo spazio, torna a riposarsi che àe lassato lo servigio a la settima; e per questo dà ad intendere ch’è passata la sesta ora, e sono ne la settima. Di riverenzia il viso e li atti adorna; ecco che Virgilio ammonisce Dante che s’apparecchi a fare riverenzia a l’angiulo, che viene per darli remissione e conducerlo a la montata del secondo balso del purgatorio. Et è da notare che si dè riverire l angiulo, che è messo di Dio, da l’omo al quale Iddio lo manda; et allegoricamente, ancora la grazia di Dio, remittente si dè riverire; et è reverenzia onore, lo quale si rende con paura di dispiacere a chi si rende, e di perdere la sua grazia: adornare lo volto di riverenzia è fare lo volto riverente, lo quale si fa abbassando giù li occhi, la fronte e ’l capo; e li atti adornare 2, fare li atti reverenti, li quali

  1. Accomandare: consegnare, raccomandare, come sovente si trova nei Classici. Ciampolo Ugurgeri, En. lib. vii, disse « accomandollo (Ipolito) alla ninfa Egeria ». E.
  2. C. M. adornare di riverenzia è fare