Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/376

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112Però che, giunti, l’ un l’ altro non teme.
     Se non mi credi, pon mente a la spiga;
     Chè ogni erba si cognosce per lo seme.
115In sul paese, ch’ Adice e Po riga,1
     Solea valor e cortesia trovarsi
     Prima che Federico avesse briga.
118Or può siguramente ivi passarsi2
     Per qualunqua lassasse, per vergogna
     Di ragionar coi buoni, et appressarsi.3
121Ben v’ en tre vecchi ancora, in cui rampogna4 5
     L’antica età la nuova, e par lor tardo,
     Che Dio a millior vita li ripogna;
124Currado di Palazzo, e ’l buon Gherardo,
     E Guido da Castel, che mei si noma
     Francescamente il semplice lombardo.
127Dì oggi mai che la Chiesa di Roma,
     Per confonder in sè du reggimenti,
     Cade nel fango, e brutta sè e la soma.6
130Marco mio, dissi, tu bene argomenti;
     Et or discerno perchè da retaggio7
     Li figli di Levi furono esenti.
133Ma qual Gherardo è quel che tu per saggio
     Dì ch’ è rimaso de la gente spenta,
     In rimprovero del secol selvaggio?8
136O ’l tuo parlar m’ inganna o el mi tenta,
     Rispuose a me, che, parlandomi tosco,
     Par che del buon Gherardo nulla senta.

  1. v. 115. C. A. Adige
  2. v. 118. C. A. indi
  3. v. 120. C.A. co’ buoni, ed accostarsi,
  4. v. 121. En; enno, sono, da è terza persona singolare formata dalla consueta giunta del no. E.
  5. v. 121. C. A. v’ è in tre
  6. v. 129. C. A. e sè brutta e
  7. v. 131. C. A. conosco perchè dal
  8. v. 135. C. A. del popol