Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/401

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c a n t o    xvii. 391

133Altro bene è che non fa l’ om felice:
     Non è felicità, non è la buona
     Essenzia, d’ ogni ben frutto e radice.1
136L’ amor, che ad esso troppo s’ abbandona.
     Di sovra noi si piange per tre cerchi:
     Ma come tripartito si ragiona.
139Tacciolo, acciò che tu per te ne cerchi.

  1. v. 135. C. A. buon frutto radice,

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C O M M E N T O


Ricorditi, Lettor, se mai ec. In questo xvii canto lo nostro autore finge come uscitte del terso balso, dove si purga lo peccato dell’ira: e come montò su al quarto, dove si purga lo peccato dell’accidia. E dividesi questo canto principalmente in due parti: imperò che prima finge come li apparveno certe imaginazioni; e come, partite le imaginazioni, trovò l’angiulo che lo guidò con Virgilio a la scala che monta al quarto balso; e come su montonno. Ne la seconda finge come entra in ragionamento con Virgilio del peccato, che si purga in quel balso e nelli altri che sono montati et a montare, et incomincia quive: Già eran sovra noi ec. La prima, che serà la prima lezione, si divide in sei parti: imperò che prima finge che uscisse fuor de la nebbia, guidato da Virgilio, inducendo due similitudini; ne la seconda pone sua sentenzia de la potenzia imaginativa, e finge come elli ebbe una imaginazione d’alcuna finzione poetica, quive: O imaginativa ec.; ne la tersa finge come ebbe un’ altra imaginazione d’alcuna istoria de la Bibbia, quive: Poi piobbe dentro ec.; ne la quarta finge come un’ altra imaginazione li venne d’una istoria poetica, quive: E come questa imagine rompeo ec.; ne la quinta finge come, partite l’imaginazioni, uditte una voce che invitò a montare all’altro balso, percosso da uno grande splendore, quive: Come si frange ’l sonno ec.; ne la sesta finge come Virgilio lo dichiara che quella voce fu dell’angiulo, e come lo conforta a montare, e come montonno su al quarto balso, quive: Questo è diritto ec. Divisa la lezione, ora veggiamo lo testo co l’esponizioni litterali, allegoriche, o vero morali.

C. XVII — v. 1-12. In questi quattro ternari lo nostro autore fa due similitudini di sè a lettore: prima del vedere poghissimo ne la