Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/42

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32 p u r g a t o r i o

22Poi d’ogni lato ad esso m’apparìo
     Un non sapea che bianco, e di sotto
     A poco a poco un altro a lui n'uscìo.
25Lo mio Maestro ancor non facea motto,
     Mentre che i primi bianchi apparver ali;
     Allor che ben cognobbe il galeotto,
28Gridò: Fa, fa che le ginocchia cali.
     Ecco l’Angel di Dio: piega le mani:
     Omai vedrai di sì fatti officiali.
31Vedi che sdegna li argomenti umani,
     Sì che remo non vuol, nè altro velo
     Che l’ali suoe tra liti sì lontani.1
34Vedi come le à dritte verso il Cielo,
     Trattando l’aire co le eterne penne,
     Che non si mutan come mortal pelo.
37Poi, come più e più verso noi venne
     L’uccel di Dio, più chiaro appariva;2
     Perchè l’occhio da presso nol sostenne,
40Ma chinail giuso; e quei sen venne a riva
     Con un vasello snelletto e leggero,3
     Tanto che l'acqua nulla ne inghiottiva.
43Da poppa sta il celestial Nocchiero,4
     Tal che parea beato per iscripto;
     E più di cento spirti entro sedero.
46In exitu Israel de Aegypto
     Cantavan tutti insieme ad una voce,
     Con quanto di quel salmo è poi scripto.

  1. v. 33. suoe. In antico per suo e sua si disse ancora soo e soa, donde i plurali soi e soe, a’ quali frammesso l’u, ne derivò suoo e suoa, e suoi e suoe. E.
  2. v. 38. L’uccel divino,
  3. v. 41. C. M. vassello snelletto e leggiero,
  4. v. 43. C. M. stava