Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/448

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   438 p u r g a t o r i o

49Mosse le penne sue e ventilòne,1
          Qui lugent, affìrmando esser beati,
          Che avran di consolar l’ anime done.
52Che ài, che par che in ver la terra guati?
          La Guida mia incominciò a dirmi,
          Poco ambedu’ da l’Angel sormontati.2 3
55Et io: Con tanta sospezion fa irmi
          Novella vision che a sè mi piega,
          Sì ch’ io non posso dal pensar partirmi.4
58Vedesti, disse, quella antica strega,
          Che sola sopra noi omai si piagne?
          Vedesti come l’ om da lei si slega?
61Bastiti, e batti a terra le calcagne;
          Li occhi rivolge a logoro, che gira5
          Lo Rege Eterno co le rote magne.
64Quale il falcon, che prima ai piè si mira,6
          Inde si volge al grido e si protende
          Per lo disio del pasto che lo tira;7
67Tal mi fec’ io, e tal, quanto si fende
          La roccia, per dar via a chi va suso,
          N’andai io infin ove ’l cerchiar si prende.
70Com’ io nel quinto giro fui dischiuso,
          Viddi gente per esso che piangea,
          Giacendo a terra tutta volta in giuso.
73Adhaesit pavimento anima mea,
          Senti’ dir loro con sì alti sospiri,
          Che la parola a pena s’intendea.

  1. v. 49. C. A. le penne poi e ventilonne,
  2. v. 54. C. A. donne.
  3. v. 54. Done; dono con la desinenza in e come fume, pome o cotali. E.
  4. v.57. C. A. Che io non
  5. v. 62. C. M. al logoro,
  6. v. 64. C. A. Vastiti,
  7. v. 66. C. A. che là il tira;