Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/458

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   448 p u r g a t o r i o   x i x. [v. 34-54]

Boezio de la Filosofica Consolazione, mostrando prima nel secondo, come questa mondana felicità è imperfetta, e nel terso quale è la vera e perfetta felicità; e però la sensualità ammaestrata e fatta avveduta di ciò, si svellia; cioè si leva dal suo piacimento considerato lo frutto vilissimo, e però disse bene quil 1 savio che disse: Ad maiora natus sum, quam ut sim mancipium corporis mei.

C. XIX — v. 34-51. in questi sei ternari lo nostro autore fino come svelliato, levato lo sole, sollicitato da Virgilio seguita lui e vanno a la montata del quinto balso, dove li chiamò et inviò l’angiulo, dicendo così: Io; cioè Dante, volsi li occhi; cioè poi che fui svelliato in verso Virgilio, e il mio Maestro; cioè Virgilio dicea: Almen tre Voci t’ò messe; cioè tre volte t’ò chiamato. Queste tre voci sono tre chiamamenti, che fa la ragione a la sensualità; prima la chiama co la voce de la memoria, dicendo che s’arricordi del suo principio e del suo fine; secondo lo chiama co la voce dell’intelletto, dicendo che intenda che cosa è omo; e terzio lo chiama con la voce de la volontà diritta, dicendo che ami e desideri lo primo e lo vero bene perfetto, e dicea; ancora: Surge; cioè levati su, e vieni; di po’ me. Troviam la porta; da montare su, per la qual tu entre; cioè per la quale tu entri a montare suso al quinto girone. Su mi levai; cioè io Dante, e tutti eran già pieni Dell’alto di’; cioè del Sole ch’era già alto 2, i giron del santo monte; cioè li balsi del monte del purgatorio. Et andavam; cioè Virgilio et io, col Sol nuovo; cioè col Sole nuovamente nato, ch’era loro inanti: e così era già lo terzo di’, che Dante era stato in purgatorio, a le reni; cioè di Virgilio. Seguendo lui; io Dante: imperò che m’andava inanti, et io andava a lui a le reni: e non si dè intendere che il Sole nuovo fusse loro a le reni: imperò che contradirebbe a quello che ditto è; che sempre andavano col Sole inanti, portava la mia fronte; io Dante, Come colui che l’à di pensier carca; cioè carica: ecco che fa similitudine; che andava col capo chinato, come va colui che à lo capo pieno di pensieri, Che fa di sè un mezzo arco di ponte; ben dice: imperò che due, stando l’uno contra l’altro a quel modo, farebbeno uno arco; dunqua l’uno non ne fa, se non uno mezzo. Quando io; cioè Dante, udi’: Venite; cioè l’angelo dire a noi: Venite qua, qui si varca; cioè si valica all’altro girone, Parlando in modo suave e benigno; questo era lo parlare dell’angiulo, Qual non si sente in questa mortal marca; cioè sì fatto parlare non si sente in questo mortale mondo: imperò che qui parlano li omini, e non li angiuli. Coll’ali aperte che parean di cigno; cioè sì bianche che parcano di cecino 3, ch’è uno uccello tutto bian-

  1. C. M. quel savio
  2. C.M. alto, che parea per tutta la terra, i giron
  3. Cecino, cicino, cecine dissero gli Antichi nostri, derivandolo dal cyenus de Latini, intramessovi l’i. E.