Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/501

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c a n t o   x x i. 491

19Come! diss’ elli, e perchè andate forte,1
     Se voi siete ombre che Dio su non degni?
     Chi v’ à per la suoe scale tanto scorte?2
22E il Dottor mio: Se tu riguardi i segni
     Che questi porta e che l’Angel profila,3 4
     Ben vedrai che coi buon convien che regni.
25Ma perchè lei che di’ e notte fila,5
     Nolli avea ancor tratta la conocchia,6 7
     Che Cloto impone a ciascun e compila;
28L’ anima sua, che è tua e mia sorocchia,8
     Venendo su non potea venir sola:
     Però ch’ al nostro modo non adocchia;
31Ond’ io fui tratto fuor dell’ ampia gola
     D’ inferno per mostrarli, e mosterrolli
     Oltre, quanto ’l potrà menar mia scola.
34Ma dinne, se tu sai, perchè tai crolli
     Diè dianzi il monte, e perchè tutto ad una9
     Parve gridar in fin ai suoi piè molli?10
37Sì mi diè, dimandando, per la cruna11
     Del mio desio, che pur co la speranza
     Si fece la mia sete men digiuna.
40Quei cominciò: Cosa non è che sanza
     Ordine senta la religione
     De la montagna, e che sia fuor d’ usanza.
43Libero è qui da ogni alterazione:
     Di quel che ’l Ciel in sè da sè riceve,12
     Esser ci puote, e non d’ altra cagione;

  1. v. 19. C. A. e parte andavam
  2. v. 21. C. A. la sua scala
  3. v. 23. C. A. costui
  4. v. 23. C. A. proffila,
  5. v. 25. C. A. Ma per colei
  6. v. 26. C. M. Non li avea
  7. v. 26. C. A. Non gli era tratta ancora
  8. v. 28. C. A. sirocchia,
  9. v. 35. C. A. tutti ad una
  10. v. 36. C. A. gridar infino a’ piè suoi
  11. v. 37. C. A. la cuna
  12. v. 44. C. A. Ciel da sè in sè