Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/533

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tra noi poeti nel limbo, come àe finto l’ autore che li poeti e li virtuosi d’arme o di scienzia infideli siano nel limbo, ne la prima cantica nel canto iv, Che la tua affezion; cioè di te Stazio, cioè che tu avei in verso di me, mi fe palese; cioè mi manifestò, ch’io nolla sapea, Mia benvollienza1; cioè lo mio volerti bene et amarti, in verso te; cioè Stazio, fu; tale, s’intende, quale; benvolliensa, Più strinse mai di non vista persona; cioè di persona non veduta da alcuno omo: noi possiamo amare le cose non vedute; ma non le non cognosciute. Questo relativo Quale dà ad intendere tale per la regola de la Grammatica; cioè che lo relativo che incomincia da c, o da q, dà ad intendere lo suo antecedente. ; cioè per sì fatto modo, ch’or; cioè che a vale, mi parran corte queste scale: imperò ch’i’ vorrei che fusseno più lunghe, per venire e stare più tempo teco. Ma dimmi; cioè tu, Stazio, a me Virgilio, e come amico mi perdona; ecco che insegna come l’amico dè sempre cortesemente parlare, co l’amico, Se troppa sigurtà mi allarga; ecco che dimanda perdono; cioè s’i’ pillio troppa sigurtà in dimandarti, il freno; cioè lo ritenimento, che dè avere l’uno omo coll’altro, di non dimandare quello ch’elli vegga che altri non vollia dire. E come amico omai meco ragiona; cioè siguramente, come debeno ragionare insieme li amici. Come poteo trovar dentro al tuo seno; cioè dentro al petto tuo, Loco avarizia tra cotanto senno; quanto tu avei: ecco che ’l comenda di senno, e però dice: Di quanto per tua cura fusti pieno; cioè tu, Stazio? E dice per tua cura; cioè per tua sollicitudine: Iddio ci presta lo senno e lo intendimento, se noi 2 siamo solliciti in acquistarlo e dimandarlo da lui.

C. XXII. — v. 25-54. In questi dieci ternari lo nostro autore finge come Stazio risponde a la dimanda fatta di sopra da Virgilio, dicendo così: Queste parole; cioè quelle le quali funno ditte di sopra da Virgilio a Stazio, ne le quali Virgilio àe dimandato Stazio, secondo che finge l’autore, come cadde in avarizia essendo così savio: imperò che molto si disdice al savio d’essere avaro, e la cagione è questa che ’l savio cognosce questi beni mondani esser fallaci e mutevili e cognosce lo vero bene; unde pare impossibile che, cognoscendo il vero bene e questi esser 3 fallaci, vada di rieto et intenda a questi e lassi quello. Et a questa ragione si può rispondere che ’l perfettamente savio non cade in questo errore; ma quelli che

  1. Bernardo Segni nel lib. viii dell’ Etica d’ Aristotile dichiara come a quella del greco filosofo si accorda la dottrina del Poeta italiano: imperocchè lo Stagirita non vuol torre l’ amore inverso di quelli che non si riamano che non sanno l’amore l’ uno dell’ altro, sebbene tra questi tali e’ vuol torre l’amicizia; anzi determina infra cotali dirsi benevolenza e non amicizia. E.
  2. C. M. se non siamo
  3. C. M. essere falsi, vada