Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/547

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le destre spalle; cioè le spalle dal lato ritto, volger ci convegna; cioè a noi tre, Girando ’l monte, come far solemo; cioè per li altri gironi, andando inverso man destra. Cosi l’usanza; cioè la consuetudine che avavamo tenuta per li altri gironi, fu lì; cioè in quil luogo, nostra insegna; cioè nostra dimostrazione de la via: come la insegna dimostra a l’esercito la via che dè seguitare; cusì l’usansa insegnò a noi in quil sesto girone, E prendemmo la via; cioè Virgilio et io Dante, con men sospetto; cioè con meno dubbio che non aremmo fatto, Per l’assentir; cioè per lo consentire, di quell’anima degna; cioè di Stazio. Et è qui da notare che infine a qui àe l’autore dimostrato come l’omo si purga co la penitenzia dai peccati spirituali che sono cinque; cioè superbia, invidia, accidia, ira et avarizia; et a questo è bastata la ragione, la quale consillia come si denno purgare questi vizi nell’anima. Ora perchè àe a dimostrare come si purgano li peccati corporali; cioè gola e lussuria, però ci à adiunto Stazio, che significa lo intelletto passibile che opera sopra quello che li è ministrato et apparecchiato dai sentimenti di fuora: imperò che la ragione consillia come si dè purgare la volontà respettiva, chiamata di sopra talento, e lo intelletto li sentimenti; e però finge che ora lo guidi Virgilio e Stazio; Virgilio che è la ragione, e Stazio che è lo intelletto, sicchè si purghi la ditta volontà e la sensualità. Elle; cioè Virgilio e Stazio, givan dinanzi; cioè a me Dante: imperò che lo intelletto ne le cose spirituali dè andare co la ragione che liele mostra, e la sensualità dè seguitare; ma ne le cose sensibili la cognizione sensitiva va inanti, la qual’è ministra de lo intelletto e muovelo ad opera; e però fingerà l’autore che ingiummai Stazio vegna di pari a lui o di rieto, et io soletto; cioè io Dante andava solo, perchè non era materia che s’appartenesse al sentimento; cioè discernere la via da purgarsi da la gola; anco s’appertenea a la ragione et a lo intelletto, Dirieto; perchè seguitava loro, et ascoltava; cioè io Dante, i lor sermoni; cioè li loro iudìci, che quanto al vero non parlava la ragione, nè lo intelletto; ma quanto a la lettere dè fingere che parlasseno, Ch’a poetar; cioè che a fingere, come richiedea l’arte da la poesi, donavanmi; cioè a me Dante, cioè a la mia sensualità, intelletto; cioè intendimento, per lo quale procedesse più oltra a scrivere.

C. XXII — v. 130-141. In questi quattro ternari lo nostro autore finge come, andando su per lo sesto girone, pervennono ad uno arboro 1 lo quale era in mezzo del girone, lo quale per una voce fu

  1. Arboro. Dal latino arbor i nostri antichi ricavarono arbore, e per uniformità di cadenza arbaro, arboro, come da marmor, marmore e marmoro e cotali. E. — C. M. pervenneno ad un arboro