Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/563

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   [v. 16-27] c o m m e n t o 553

mea aperies, et os meum annuntiabit laudem tuam, per ristoro che nel mondo aveano aperto le labbra el operato la bocca al peccato de la gola. E di quelli del mondo intende allegoricamente che debbiano così dire per emenda de la gola, e così operare la bocca a la loda di Dio; e di quelli del purgatorio finge convenientemente secondo la lettera, come ditto è, per modo Tal; cioè per sì fatto modo, che diletto; quanto al canto, e dollia; quanto al pianto, parturìe; cioè cagionò in me Dante. E però volto a Virgilio disse: O dolce Padre, che è quel ch’io; cioè Dante, odo: imperò ch’io odo canto e pianto, e non so unde questo sia: imperò che questa è cosa contra natura, che canto che viene d’allegressa, e pianto che viene da dolore, debbiano essere insieme in uno medesimo subietto? E però ben finge che ne dimandi Virgilio: Cominciai io; cioè Dante, et elli: cioè Virgilio rispuose: Ombre che vanno Forse di lor dover solvendo ’l nodo; cioè sono anime che forsi vanno facendo loro penitenzia, che è dovuta loro per lo peccato de la gola. Ecco che bene risponde Virgilio, che significa la ragione, a Dante al dubbio, secondo che si conviene; quasi dicesse: Di questo non sono certo: imperò che non è cosa ragionevile; ma ben posso conietturare ch’è cosa sopra natura; e però dice Forse.

C. XXIII — v. 16-27. In questi quattro ternari lo nostro autore finge come, mentre ch’andavano oltra, gente venne loro a le spalle che erano anime che si purgavano del peccato de la gola; e descrive le loro condizioni et induce per similitudine una fizione, dicendo: Sì come i peregrin pensosi fanno; qui induce una similitudine; cioè che come li peregrin, pensosi di tornare a casa loro, fanno quando sopra iungeno altrui, che guardano altrui, e non si sorreggono; così faceano quelli spiriti, Giungendo per cammin gente non nota; cioè adiungendo nel cammino gente ch’elli non cognoscano, Che si volgeno ad essa; cioè gente, e non restanno; cioè non lassano l’andare, perchè avvisino chi elli trovano. Cosi di rieto a noi; cioè a Virgilio e Stazio et a me Dante, più tosto mota; cioè che andava più ratta che noi, Venendo e trapassando; cioè noi, per l’andar tosto, ci mirava; cioè li poeti e me, D’anime turba tacita e devota; ecco che descrive come era fatta; prima tacita e devota. E si nota moralmente come dè andare chi fa penitenzia e chi va ai perdoni, che non dè andare parlando, nè avvisando; ma tacitamente e devotamente. Nelli occhi era; ecco che descrive le loro condizioni, ciascuna scura e cava; non avea li occhi allegri, nè grillanti; ma malanconosi, e cavati, e fitti ne la testa per la magressa, Pallida ne la faccia; cioè smorta, come la la fame, e tanto scema; cioè consumata et assottilliata, Che dall’ossa la pelle s’informava; cioè che la pelle era in su l’ossa, e non v’era mezzo nessuno di carne. Ecco che pone la pena dei golosi


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