Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/633

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   [v. 43-51] c o m m e n t o 623

E questo finge l’autore che quelli spiriti dicesseno: imperò che bestiabilmente vivesseno, seguitando 1 lo peccato de la lussuria, non servando matrimonio; ma adulterando, come adulterò Pasife, secondo la verità come ditto è nel prefato luogo, nè anco 2 servòno lo debito modo ne l’adulterio, o vero fornicazione. E però finge l’autore che rimproverino a sè medesimo Pasife, la quale, secondo la fizione, fu adultera e bestiale, non servando lo matrimonio et usando con modo non dovuto al sesso femineo col toro; e secondo la verità fu adultera, e però la rimproverano a sè medesimo che funno peccatori in sì fatto vizio, per accrescere la loro vergogna e con essa accrescere la contrizione, avendo in grande abominazione lo loro peccato. E finge l’autore che le preditte genti si faccino festa e bacinosi in bocca nel purgatorio, per grande zelo di carità per ristoro di sì fatti atti usati nel mondo per disonesto amore, e per arricordamento d’essi se li rappresentino ne la memoria, acciò che se ne vergognino et abbiane 3 grandissimo dolore e contrizione, considerando di quanto merito serebbe stato, avendo usato tali feste e tali atti per onesto amore e fervore di carità. E secondo questa intenzione si può intendere allegoricamente di quelli del mondo, li quali, quando fanno penitenzia di sì fatto peccato, di tutti li atti disonesti fatti s’arricordano e di tutti ànno dolore e contrizione, e vorrebbeli avere inanti usati per onesto amore, et arrecansi farli 4 onestamente e caritativamente in vendetta di quelli, sì come fanno quelli che lavano li piedi ai poveri rognosi e lebbrosi, e bacianoli per perfetta carità alcuni, et alcuni per vendetta di quello che già ànno usato e fatto disonestamente.

C. XXVI — v. 43-51. In questi tre ternari lo nostro autore finge come si partitte la gente sopra venuta, e l’altra s’accostò per parlare con lui, e prima pone una similitudine, dicendo: Poi; che ebbeno fatto le feste ditte di sopra, e ditte le parole, come gruve; questi sono uccelli che fanno passaggio, lo verno passano in Affrica a mezzodì’, e la state tornano a tramontana; e così dice che fenno quelle anime, e però dice: a le montagne rife; cioè de’ monti rifei che sono a la parte settentrionale, Volasser parte; cioè de le ditte gruve, e parte inver l’arene; cioè di Libia, o vero d’ Africa, Queste del giel schife; cioè queste che volano in verso Africa: imperò che là volano, per aver del caldo e luggeno lo gielo, quelle del Sole schife; cioè quelle che volano ai monti rifei: imperò che a quelli monti è freddo; così, L’una gente sen va; cioè quella, che venne, se

  1. C. M. seguitando l’ appetito nel peccato
  2. Servòno; terza persona plurale del passato venuta dalla terza singolare servò, aggiuntovi il no finale, e che in antico si adoperava con una n sola. E.
  3. C. M. abianne
  4. C. M. ad farli