Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/677

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   [v. 1-21] c o m m e n t o 667

debbiamo notare che foresta è luogo di fuora separato da la congregazione e conabitazione 1 delli omini; et intende per questa lo stato de la innocenzia nel quale poghi si trovano, e però adiunge divina: però che questa così fatta vita è divina; a la quale vita venuto l’autore, dice che era diventato desideroso di cercarla, d’entro e d’intorno; cioè nel suo essere sustanziale, e ne le suoe circustanzie; et adiunge, spessa; cioè d’arbori fruttiferi che significano le parole virtuose, d’erbe odorifere che significano li atti e li costumi virtuosi, e di fiori che significano li esempli virtuosi: e come li fiori produceno lo frutto, e li arbori e l’erbe, li fiori; così le parole virtuose e li esempli virtuosi e santi producono e fanno opere virtuose nascere in colui che li vede e che li considera; e viva, dice: imperò che in tale vita niente v’è morto; e questo finge l’autore, per insegnare come si monta de le virtù purgatorie a quelle che sono dell’ animo purgato, secondo li Filosofi; primo quanto a la pratica infine al fine di questa seconda cantica, spessa e viva; cioè piena et abondevile d’arbori fruttiferi et erbe e fiori, et ogni cosa v’era viva: imperò che figura la vita attiva virtuosa u’ è ogni alto vivo, e niente vi è vacuo, Che; cioè la qual foresta, a li occhi; cioè miei, temperava il novo giorno; cioè rendeva temperato lo splendore del nuovo di’ che era venuto: imperò ch’era levato lo Sole; e così dimostra che questo era lo quarto di’, e la versura 2 de la selva contemperava lo splendore del Sole, sicchè li occhi di Dante lo poteano sofferire; e questo è secondo la lettera. Secondo l’allegoria intende che le virtù, che sono ne la vita attiva virtuosa; cioè li atti virtuosi, li esempli, le parole e l’ opere fanno la ragione superiore e lo intelletto capace de la Divina Grazia tanto, quanto n’è bisogno a ciascheduna anima: imperò che la grazia di Dio è infinita, e nessuna anima la può comprendere tutta; ma questo luogo, che figura la vita attiva in stato d’innocenzia, contempera la grazia a la capacità di ciascuna anima che in tale stato è. Io Dante vago di cercare sì fatto luogo, Senza più aspettar; cioè niuno che mi guidasse; ecco che già incomincia, secondo che Virgilio li avea ditto, per sè medesimo ad andare sensa guida, lassai la riva; cioè parti’mi dal giro d’intorno; e questo dà ad intendere che lassasse l’estremità: imperò che ogni estremo è vizioso, Prendendo la campagna lento lento; cioè andando passo passo per la sua largura e pianura, Su per lo sol; cioè su per lo spasso, che d’ogni parte uliva; cioè lo quale da ogni parte gittava ulimento, per l’erbe e fiori odoriferi che v’erano, come sposto è di sopra; e dice che andava piano: imperò che chi attende dottrina dè a passo a passo procedere sì, ch’elli apprenda e tegna a mente. (*) (2) Plug. T. 11. 668 PURGATORIO xxviii. fu.

  1. C. M. e separazione delli omini;
  2. C. M. la verdura
   Purg. T. II. 43