Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/681

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   [v. 22-33] c o m m e n t o 671

finga che elli Dante sallisse del 1 purgatorio al paradiso terresto, allegoricamente intende d’insegnare come nel mondo si sallie da lo stato de la penitenzia a lo stato de la innocenzia, lo quale elli figura per lo paradiso terresto 2, nel quale stette l’omo mentre che stette innocente, e così vi sarebbe stato quanto a Dio fusse piaciuto se si fusse conservato in stato d’innocenzia. E quello ch’elli finge di sè intende d’ogni uno, che di po’ la penitenzia s’arreca a leggere et imparare le cose de la santa Scrittura, prima quelle che sono state attive ne la primitiva Chiesa de la vita di Cristo in qua, e questo toccando generalmente, infine a la traslazione de la corte a Vignone. Aggiunge poi come Beatrice li dichiara alquante cose; e come Matelda lo immerse nel fiume Eunoe, et allora fu pervenuto da lui allo stato de la vita contemplativa; e qui finisce questa seconda cantica. Et appresso finge come de 3 la lezione e dottrina di queste cose attive de la primitiva Chiesa elli sallitte a contemplare li meriti dei Santi e le virtù in che si sono esercitati in questa vita, fingendo che ciascuno si rappresenti coll’ombra sua in quil cielo, del quale descende la influenzia de la virtù ne la quale è valsuto più che ne l’altre; e poi la beatitudine che ànno queste anime beate, essendo essenzialmente nel cospetto di Dio, nel cielo empireo; e questa è la materia de la tersa cantica. Dice adunqua così: Già m’avean trasportato i lenti passi; cioè già era ito io Dante, passeggiando lentamente per mellio vedere: lentamente dè leggere et apprendere la dottrina chi la vuole tenere a mente: imperò che se si pillia con fretta e non vi si stia su, non fa abito e dimenticasi, Dentro a la selva antica; cioè dentro al paradiso terresto, lo quale bene è selva antica: imperò che Dio lo fe al principio del mondo per abitazione a l’umana specie, tanto, ch’io; cioè Dante, Non potea riveder ond’io m’intrassi; cioè in questa selva. E questo andare che l’autore finge, secondo la lettera, debbiamo intendere allegoricamente che fu secondo l’apprensione sua; et addiviene che l’omo si dilunga tanto d’apprensione in apprensione andando lentamente, ch’elli è malagevile a ritornare a la prima apprensione da la quale è passato nell’altre. E questo finge l’autore in sè, perchè non era anco spenta 4 in lui la memoria dei peccati suoi, la quale lo impacciava ancora ne le suoe apprensioni, ne le quali se esercitava. Et ecco più andar mi tolse; cioè a me Dante, un rio; cioè uno fiumicello mi levò lo poter andar più in là, Ch’a man sinistra; cioè lo quale fiumicello inverso mano sinistra correva; e però dice: con suo picciole onde: però che ’l fiume era picculo, piccolo ondeggiar dovea fare,

  1. C. M. dal
  2. Terresto, terrestro; celesto, celestro comuni ai Classici nostri. E.
  3. C. M. dalla elezione
  4. C. M. spinto