Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/805

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   [v. 124-141] c o m m e n t o 795

di Comodo e di Lucio fratello di Marco, e funno chiamati atafrigi, e funno loro autori Montano, Prica e Massimilla; la seconda eresia incominciò d’Antonio terzo, e fu autore di quella Sabellio; e la tersa incominciò al tempo di Tacito, e fùne autore Marticheo; e la quarta incominciò al tempo di Costantino primo, e funno autori di quella Arrio e Donato; et al tempo di Iuliano imperadore rinvigorì la ditta eresia e molti tempi durò anco poi, et altre sette come appare ne la prima cantica nel canto ix, Del triunfal veiculo; cioè del triunfal carro; e dice triunfale per du’ rispetti; lo primo, perchè la Chiesa fu quella in che triunfò et ebbe vittoria lo nostro Signore Iesu Cristo de la sinagoga dei Iudei; lo secondo, perchè di po’ tante persecuzioni fatte da l’imperadori anco rimase vittoriosa la Chiesa d’Iddio, una volpe; questa significa l’eresia, Che: cioè la quale, d’ogni pasto buon parea digiuna: quelli eretici, che funno allora, voiti funno d’ogni verità. Ma riprendendo lei; cioè la ditta volpe, cioè l’eresia, di laide colpe; cioè di sozzi e brutti errori, La donna mia; cioè Beatrice, cioè li maestri in Teologia, raunati al sinodo contra quelli eretici, la volse: cioè la ditta volpe, cioè li ditti eretici, in tanta futa; cioè fugga, cioè li scacciò sì fortemente coi suoi argomenti de la fede, che li condusse al fuoco e feceli ardere; e però dice: Quanto soffersen l’ossa senza polpe; cioè di fuggire l’ossa sensa la carne sofferseno tanto, quanto si penonno ad incenerare: imperò che molti de li eretici funno arsi, e li altri per paura si fuggitteno et appiattonsi. E queste cose finge l’autore che vedesse nel paradiso delitiarum: imperò che, poi che ebbe trattato de la sua materia; cioè de la purgazione dell’anime inanti che volesse intrare a trattare de la gloria, venne ripensando le cose che funno principio de la gloria dell’umane anime; e, come fanno li Poeti, s’allarga a dire per mostrare il processo de la santa madre Chiesa.

C. XXXII — v. 124-141. In questi sei ternari lo nostro autore finge come poi vidde la dotazione de la Chiesa fatta da Costantino imperadore, e lo cisma che seminò Maomet co l’aiuto di Sergio monaco eretico, ovvero legato de la Chiesa; e queste cose finge sotto figura, dicendo: Poscia per indi; cioè per quil luogo, und’era pria venuta: cioè l’aquila ditta di sopra, L’aquila viddi; cioè io Dante viddi quella medesima aquila, scender giù nell’arca Del carro: li carri triunfali e quelli che si soleano menare ne li eserciti, che figuravano fermessa, si faceano con una arca tra amburo le ruote; e però finge che ’l carro de la Chiesa avesse arca, e questa arca significa la cambera de la Chiesa, e lassar lei di sè pennuta: imperò che Costantino, convertito a la fede da papa Silvestro, dotò la Chiesa e diedeli molte dignità al tempo del ditto papa, mondato da la lebbra e batteggiato da lui; e perche ’l papa solo avesse la signoria di Roma si

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