Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/812

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   802 p u r g a t o r i o   x x x i i. [v. 142-160]

che si baciavano alcuna volta; cioè che si mostravano grandi segni d’amore alcuna volta co le lettere, col parlamento insieme e col visitamento; e perchè lo papa di Roma dè consentire solamente a le cose licite et oneste a prego d’ogni uno che l’addimanda 1, allora si dice fornicare coi re quando a prego dei re consente e concede le iniuste cose. Ma, perchè l’occhio cupido; cioè avaro, e vagante; cioè non costante a la virtù, A me; cioè Dante; e per sè intende ogni cristiano, ovvero tutti l’Italiani, rivolse; cioè imperò che ’l ditto papa incominciò a non volere consentire a le preghiere del re di Francia, et intendere a compiacere a quelli d’Italia o alli altri che meritasseno, quel feroce drudo; cioè lo re di Francia, amico crudele de la corte, La flagellò; cioè la meretrice, cioè lo ditto papa, dal capo infin le piante; cioè tutta 2 la fragellò tanto, che la recò a morte et affrissela, sì come fu ditto di sopra nel canto xx, de la ditta afflizione di papa Bonifazio. Poi di dispetto pieno; cioè lo ditto gigante, e d’ira crudo; cioè dispettoso e crudele, Disciolse ’l mostro; cioè lo carro ch’era fatto mostro, secondo la lettera, dall’arbaro de la obedienzia; secondo l’allegoria, da la sua libertà; e questo carro figura la corte di Roma in questa parte, e trassel per la selva; secondo la lettera del paradiso delitiarum; ma secondo l’allegoria per lo mondo pieno di vizi e peccati, Tanto; cioè per sì grande spazio de la ditta selva, che sol; cioè che solamente, di lei; cioè de la distanzia de la ditta selva, mi fece scudo; cioè mi fece resistenzia ch’io no la potetti più vedere; e però dice: A la puttana; cioè all’altro papa, lo quale elli tirò in Provensa a Vignone, et a la nuova belva; cioè et a la corte così trasformata e tramutata di carro in mostro, e di virtuosa in viziosa, e di spirituale in carnale; cioè la corte di Roma; e solo del terreno suo li avea fatto scudo, che nessuno potea vedere o andare al papa et a la corte di Roma se non chi lo re di Francia volea, mentre che la corte fu di là in Provensa, e non facea la corte più che volesse lo re di Francia. Queste figurazioni àe l’autore finto da sè seguitando l’Apocalissi di santo Iovanni, trasmutando et arrecando a suo proposito come mellio li è paruto, e però è faticoso ad intenderlo. E qui finisce il canto xxxii, et incominciasi lo canto xxxiii et ultimo di questa seconda cantica.

  1. C. M. che le dimanda,
  2. C. M. tutto lo fragellò


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