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Ella dice un bel verso, io dico: t’amo;
D’arte essa parla, io de le sue bellezze;
Una rima ella chiede, un bacio io bramo;
Finchè a provar le verseggiate ebbrezze,
Come strofe intrecciandoci, facciamo
Un poema di baci e di carezze.
A lei il Poeta cantava con giovanile baldanza:
Ti rapirò dove dal sen si sferra
Selvatico cavallo il genio mio,
Dove col mondo e la fortuna in guerra
Sorgo fra i lampi e sfido a morte Iddio.
In quegli anni, oltre che le Ricordanze, egli scriveva il Lucifero, tradusse Lucrezio, lanciò come fiotti di luce redentrice l’Ode al re, il Giobbe, le poesie di Giustizia.
E di quel tempo è la famosa polemica.
Ma gli amori, i dolori, le malattie, piuttosto che affievolirne l’ingegno e il carattere, lo ingagliardivano e lo ritempravano. E che? Da Dante a Foscolo a Leopardi è una fiorita d’esempi gloriosi.
III.
Fu nel ’76, da Milano, ove era andata per l’anniversario della morte del suo amante, che la Lina in data del 10 giugno mandò al Rapisardi la seguente lettera, di cui già abbiamo riportato un frammento:
- Carissimo Mario,
Mi era proposta di rispondere subito alla cara lettera di Giselda, ma mi misi in letto con una bronchite, la febbre ed una congestione. Vi stetti 20 giorni e la prima volta che uscii di casa presi la ferrovia per venirmene alla mia Milano, dove sapete quanto sono occupata!
L’altro ieri era l’anniversario del giorno fatale! Avrei