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Pagina:Commentario rapisardiano.djvu/117

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Quivi ebbe ad acconciarsi, come si sa, col Brigola. Ma la Lina era partita. E di là, dall’Albergo del Rebecchino scrisse la lettera che si trova nell’Epistolario, a pag. 74.


Com’è bella la tua piccola tomba, la casa modesta del tuo povero amore! Come si deve dormir bene laggiù sotto la fredda lapide nera, sotto la pianticella di edera che abbraccia amorosamente la croce, sotto le ghirlande baciate dalle tue labbra, sotto i fiori bagnati dalle tue lagrime!

Ci sono tornato stamane prestissimo; sono entrato nell’asilo del sonno insieme alla folla spensierata dei manovali e ho susurrato il tuo nome a tutti i poveri morti. 11 sole dava il primo raggio alle tombe, gli uccelletti il loro primo saluto. Quanta luce, quanta armonia, quanta vita là, nella fossa misteriosa dell’eternità!

Mi sono sdraiato sull’erba verde, bagnata di lagrime e di rugiada; ho guardato a uno a uno i santi ricordi appesi d’intorno all’altare dell’amor tuo; ho baciato un brano di velo nero che tu certo hai legato a una delle catene che serrano tutto il mondo della tua vita; mi son provato di leggere certe cifre misteriose segnate in caratteri rossi suir asfalto della lapide... Chi può leggere le cifre misteriose della morte?

Ho scritto sull’orlo queste tue parole:

                         Egli era un eroe,
                         Era un fanciullo e un santo.

Mi son partito con l’anima riboccante di lagrime. Mi son seduto sotto i platani giganteschi del Foro Bonaparte. Il fantasma dell’Eroe passava terribile e lampeggiante sull’arco trionfale, tirato dalle procellose quadrighe del Canova. Ma quanto era più bella, più nobile, più maestosa la figura ch’io vedeva sollevarsi in quel punto da terra, spandersi candidissima e luminosa per l’aere, salutata da tutti i cori viventi, inneggiata con fremiti misteriosi di tutti i morti. Come diventa pallida e tenebrosa la memoria più grande del più grande conqui-