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| Lettere di illustri scrittori al Rapisardi | 151 |
trina filosofica; ma creda che non ha in Italia un ammiratore più caldo di me.
Voglia avere la gentilezza di rispondermi il più presto che può, e mi creda suo dev.mo
A. Graf[1]
- Torino, 8 marzo 1882
- Illustre Professore,
Vicenza, 1. 9bre 1887
Anni sono io leggeva in Napoli il suo Lucifero: m’era compagno nella lettura il povero Andrea Maffei. Quante volte io mi sono doluto che tanto ingegno e tanta ricchezza d’immagini fossero profusi in argomento tanto discordante dalle comuni credenze! Dicevamo insieme: un uomo che con tanta verità di colorito dipinge la natura, perchè perdersi in fantasie strane e inverosimili? Anche nel volume, che la sua cortesia volle donarmi, ho trovato alcuni passi, che mi han fatto ripetere lo stesso lamento: perchè tutte quelle poesie non arieggiano il Febbraio? Perchè le due prime strofe dell’ode Stelle cadenti non dànno l’intonazione a quelle che seguono? Le due terzine che chiudono il sonetto All’Etna non sono di una bellezza unica? Perchè ella che sa scrivere a quel modo (so di aver letto altre più brevi poesie dello stesso candore), perchè non iscrive sempre così?
Illustre professore! Perdoni se io le parlo così schiettamente; ma coi pari suoi si può parlare a fidanza. Pensi che il popolo italiano ha bisogno di una fede, di quella fede che fece grandi i nostri comuni nell’età di mezzo. Ammetto che la civiltà abbia le sue esigenze, ma non
- ↑ Questa lettera che io di già avevo inclusa nella presente raccolta pronta per la stampa, ebbi a mandarla ad Anna Defferrari che la pubblicò nel suo Arturo Graf, (Milano, Soc. Ed. Dante Alighieri, 1930).