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| 6 | Commentario Rapisardiano |
principale che fece all’ultimo ravvedere il Carducci (dopo di avergli fatto consumar tanto inchiostro nelle polemiche sataniche) fino a indurlo a chiamare il suo Inno a Satana una “chitarronata„ e cantare in cambio la Chiesa di Polenta.
È da notare che se il Lucifero accese tanti pettegolezzi e tante dispute, il Giobbe, il sereno poema del dubbio e del dolore, e le Poesie religiose, che inneggiano alla fede nella scienza conquistatrice e alla consolante religione della natura, non suscitarono molta eco. Si alzarono clamori alla pubblicazione dell’Atlantide, che fece “levar le berze„ a più d’uno.
Or qualcuno voleva che i due odiati poemi fossero del tutto seppelliti, non già per le “deficienze„ che credevano trovarvi, sì bene per le “rivelazioni„ che di fatto vi si trovano e che realmente sanno di “forte agrume„. Ma la tetragona anima dell’Alighieri ancora ammonisce:
IV.
Per certo di fronte alle geniali creazioni di Mario Rapisardi è bene che la critica senta pienamente la gravità del suo compito. Nè diremo che s’arresti trepidante e rispettosa.
“Come! Niente critica? No — insiste Victor Hugo — . Il genio è una entità come la Natura, e come essa vuol esser accettata puramente e semplicemente. Una montagna, o si prende o si lascia. C’è della gente che farebbe la critica all’Imalaja sasso per sasso. Tutto nel genio ha la sua ragion d’essere. È perchè è. La sua ombra è il rovescio della sua luce. 11 suo fuoco è conseguenza della sua fiamma. Il suo precipizio è la condizione della sua altezza„.[1]
- ↑ Victor Hugo — W. Shakspeare, II, 4, 2.