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Pagina:Commentario rapisardiano.djvu/246

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patria. E leggeva con passione l’antico Tirteo in ispecie e i poeti allora in voga, e tentava, come meglio poteva, imitarli. Sinanco l’ode a S. Agata, scritta in quel tempo, risente di siffatto incomposto fervore. In quasi tutte queste poesie la forma è naturalmente trascurata e la consistenza tenue, di candidezza infantile; vi è però notevole lo spirito battagliero che prenunzia il futuro autore di Lucifero e di Giustizia. Del resto, si sa che i primissimi scritti di coloro che giunsero a divenir grandi, non differiscono gran fatto da quelli che nella prima età composero gli altri autori di minor fama.

Or noi di tra queste prime poesie inedite del Rapisardi amiamo parlare solo del poemetto Dione, che egli chiama cantica, perchè non ci par privo d’interesse, e ciò facciamo col semplicissimo scopo di dar materia a chi volesse studiare lo svolgimento della psiche poetica rapisardiana sin dagli incerti crepuscoli che annunziarono la sua comparsa nel mondo letterario. Tuttavia è da far rilevare in esso la mancanza della fine: così com’è appare incompleto: l’autore lasciò in bianco tre paginette, certo con l’intendimento di stendervi il seguito dell’opera, poichè il quaderno si chiude con le due ultime romanze, che portano rispettivamente le date: gennaio 1860 e 2 febbraio 1860. Nel Dione la prefazione ha la data: Catania 1859; la dedica, 1860. È chiaro, quindi, che la cantica fu composta nello scorcio dell’anno 1859.

Forse non c’inganniamo, ammettendo che il poemetto non venne rifinito per circostanze impreviste che potrebbero anche essere state date dal precipitar degli avvenimenti politici che inducevano il sospettoso governo, detto a ragione negazione di Dio, a stringer vieppiù ferocemente i freni; onde, a scanso di possibili noie, quel manoscritto sia stato dal buon padre del Poeta affidato tosto in custodia a mani di parenti che gelosamente lo conservarono fino a oggi.

Il quaderno reca intanto visibili tracce di una primiera solida rilegatura; e le condizioni attuali di esso avvalorano il sospetto che sia stato così ridotto per essere con più agevolezza arrotolato e posto al sicuro.