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Pagina:Commentario rapisardiano.djvu/27

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Mario Rapisardi 11

uomini, diventano stimolo di azioni appassionate e grandi„. Ed egli sognò l’umanità futura redenta nell’amore, libera da ogni giogo, cosciente delle sacre leggi della natura, serena nella gioconda operosità della pace.

Ormai vecchio, il Poeta scorgeva all’orizzonte foschi bagliori sanguinosi, sentiva l’ebbrezza delle prossime battaglie e ringiovaniva pensando all’immancabile trionfo dei suoi ideali nel mondo.

“Già vedo l’iride su le tempeste — scriveva fiducioso negli ultimi anni — , e una bianca immagine che mi sorride:

E Morte sia; ma non mi troverà mai scorato e inerte. Riceverò il suo dardo in pieno petto col grido della battaglia sulle labbra, e con la certezza della vittoria nel cuore„.

E tal moriva, qual visse.

È vero che i tempi ora sono mutati, e con essi molte idee e molti apprezzamenti si sono venuti modificando nel popolo; ma la produzione del Rapisardi non è tutta caduca: è vitale una buonissima parte, la più bella, e il suo sogno d’arte e d’amore non può andare perduto:

Sorretto da questa sicura fede, Mario Rapisardi giunse così a varcare la soglia del secolo XX e potè appena veder compiuta l’edizione definitiva delle sue opere poetiche, viva fonte di bellezza e di forza e sacro alimento dello spirito alle generazioni novelle.


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