| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
LO SCANDALO DI PADOVA
La nomina del Bertacchi a professore di letteratura italiana all’università di Padova minaccia oramai diventare uno scandalo con la coda [1]. Quel benedetto art. 69, applicato a favore di un poeta, ha suscitato un vespaio. Alcuni professori non l’hanno potuto mandar giù, assolutamente. E a ragione, diamine! Sono in gioco tanti interessi!
Premettiamo frattanto che non è nostra intenzione valutare l’opera del Bertacchi, nè vogliamo discutere se per avventura sia meno degno lui che i suoi avversari di occupare una cattedra universitaria di letteratura italiana. Indubbiamente, stando in sulle generali, non è possibile ammettere che il solo fatto di scriver versi, rabberciar grammatichette e manipolar manualetti basta a conferire il merito di giudicar di studi superiori. A questa stregua tutti i verseggiatori e i miserabili confettatori di libercoli per gli asili infantili si arrogherebbero il diritto di sedere a scranna.
Ma la questione è andata ogni dì più ingrossando e ha dilagato su pei giornali, nè anzi accenna a finire; sì che non possiamo tenerci dal confessare francamente che
- ↑ Durante il mese di luglio 1917 lo scandalo si trascinò per parecchi numeri nel Giornale d’Italia, che ebbe a pubblicare in proposito lettere del Pascal, del Croce, del Flamini, del Rossi.... e di un professore anonimo. In quella occasione fu fatto il nome del Rapisardi, e perciò io scrissi e pubblicai l’articolo che qui pare non debba esser fuori luogo.