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Pagina:Commentario rapisardiano.djvu/81

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G. VERGA CRITICO DEL RAPISARDI


Questa qualità del noto romanziere è veramente presso che sconosciuta ai più. E a noi è grato discorrerne ora, a proposito che i giornali avvicinano il nome di lui a quello di Mario Rapisardi; chè appunto il Verga da giovine fu uno dei critici benevoli del Poeta. Erano allora tanto amici.

Già in Catania dal ’60 al ’70 era una vera fiorita di belli e promettenti ingegni: ricordiamo, oltre ai due summentovati, Luigi Capuana, Gaetano Ardizzoni, Calcidonio Reina, Francesco di Bartolo, Giuseppe Perrone, Francesco Rapisardi, Tommaso Catalani, che in seguito dovevano distinguersi nelle loro attività. Il Perrone e il Catalani, datisi alla carriera diplomatica, morirono ministri plenipotenziari, il primo nel 1907 in Catania ove s’era ritirato, questi nel 1896 a Costantinopoli. Potevano dirsi quasi tutti concittadini, tranne solo il Capuana che era di Mineo; e si amavano e si stimavano, come ora non si usa. Oggi il più antico di loro sopravvive, ormai novantenne, Francesco Rapisardi, l’autore di Specchio di Virtù.

Dell’antica amicizia del Verga col Rapisardi ne fanno fede non solo alcune lettere che si leggono nell’Epistolario di Francesco Dall’Ongaro pubblicato a Firenze nel 1875 dal De Gubernatis; ma anche un lungo articolo che il Verga scrisse sulla Palingenesi del Rapisardi: si trova nella Scena di Venezia 25 marzo 1869, a pagina 362.

In questo articolo egli dice fra l’altro: “Quivi è più