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ANNA COMNENA LIBRO QUINTO. |
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I. Roberto dopo una cotanto segnalata vittoria non avendo più che paventare dalla guerra, occupati gli attendamenti e la salmeria del romano esercito, compresovi lo stesso padiglione imperiale, baldanzoso degli inalzati trofei e tutto gongolante di superba letizia si ricondusse nella pianura, dove prima della battaglia, nell'assediare Dirrachio, piantato avea il campo. In quella momentanea dimora iva ponderando se convenissegli accingersi novamente alla espugnazione della citta battendone da capo le mura, o piuttosto, rimessa l'opera all'aprir della stagione, impadronirsi intanto di Glabinitza e di Giannina per isvernarvi, distribuendo l'esercito in quelle amene ed ubertose valli formate dai poggi all'orientale confine della piana e campestre dirrachiese regione. E' si parea che gli assediati fossero disposti, come abbiamo di già scritto, alla difesa; ma le persone tra essi aventi a cuore le proprie faccende e molti Veneti e Melfi, quivi di stanza, udita la rotta imperiale con istrage di tanti duci e raggnardevolissimi guerrieri, vedendosi inoltre abbandonati dall'armata di mare veneta e romana, principiarono a comprendere nell'animo loro quello non essere momento opportuno a far pruova di valore. E vie più si raffermavano in tal
pensiero divulgato essendosi là entro che Roberto nel