| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| LIBRO QUINTO. | 251 |
Roberto tutto festante pel trionfo delle sue armi così la pensava, e disponevasi ad operare.
II. Alessio al contrario vinto, fuggiasco e disformato dal colpo ricevuto nella fronte, ma più acerbamente piagato nel cuore, rammentando la funestissima e lagrimevole strage con perdita di tanti illustri e valorosi guerrieri morti in quel terribile conflitto, silenzioso, pien di mestizia e quasi dalle sciagure smagato si tenea per isterile ambascia inoperante. Se non che riavutosi ben presto da tale inopportuna stordigione tornè quel di prima; ed elevato l'animo suo a grandi speranze, non che a provvedimenti di sè degni, volse ogni pensiero a cercar mezzo di riparare i sofferti danni, per rendere generosamente nella primavera il cambio dell'ontosa sconfitta ai nemici.
III. Ambo questi condottieri tanto assomigliavansi in commendevoli doti quanto, sarei per dire, nella intensità dell'odio infra loro e negli ostili risentimenti. L’uno e l'altro prontissimi erano di mano e d'ingegno, e più che idonei a tutte le fazioni e parti della tattica militare. Mostravansi a simile pieni di acume nell'antivedere, destrissimi nel celare i proprj disegni, ed esperti nelle guerresche bisogne, o fosse mestieri di espugnare una rocca, di tramare insidie, o di venire a battaglia in campo aperto. Spediti li vedevi nel deliberare 6 cosi forti di braccio, e d'animo intrepido e fermo che sembrava non essersi posti giammai dalla fortuna, a maraviglia del mondo, in altra guerra sì tanto bene appajati rivali. Aveavi tuttavia un punto in cui era uopo accordare all'imperatore la preminenza, il quale ancor giovincello, per non saprei qual precoce abbondanza di valore, su-