Vai al contenuto

Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/268

Da Wikisource.

LIBRO QUINTO. 255

sercito vacillare quando non gli si dessero più copiose largizioni; l'imperatore adunque costretto da sì grave pericolo sollecitava di più in più l'invio di maggiori somme. Cosa per verità molesta, poichè ove dare del capo giunti di là dagli estremi? o a che rivolgersi dopo il volontario spoglio de' preziosi metalli fatto dalla casa imperiale? I doviziosi a ripararvi teneano senza profitto alcuno lunghe consultazioni, e pur queste avean luogo non meno tra' privati che nel senato all'uopo raccolto. Crescendo alla fine di giorno in giorno il timore di Roberto e la disperazione d'ogni altro mezzo si opinò di aiutare la naufragante repubblica ponendo mano, quasi di- rei, alla sacra àncora degli ecclesiastici tesori. A non mettere pertanto il piede in fallo trattandosi d'inchiesta a malincorpo intesa dal volgo, e' rammentavano gli antichi canoni, dai quali veniva stabilito potersi valere della sacra pecunia e del sacro vasellame convertito in danaro pel riscatto degli schiavi, essendo pur troppo quello il tempo. Conciossiachè giacevano per l'oriente in miserabile cattività sotto infedeli padroni con rovina dell'anima ed imminente pericolo dell'eterna salute innumerevoli cristiani. Ai quali agevol cosa era di porgere soccorso addimandandone il prezzo del riscatto non ai più frequentati e celebri templi, ma bensì ai deserti ed oramai di nessun profitto; templi che ricolmi d'antiche offerte attendevano solo ed aescavano i repentini sacrilegj de' ladri notturni. Quanto meglio dunque e più vantaggiosamente adoprerebbonsi di tali ricchezze, fattone danaro, nel condurre un esercito d'imperiali e di confederati a sciogliere una volta i cristiani dalle catene de’ Turchi?