vasi incessantemente colle sue intollerabili ed intempestive soperchianze ed ingiurie contro mio padre, il quale cercava in cambio ogni mezzo di placarlo, e persuadere ne’ più affabili modi a correggere in tempo l’asserito sconsigliatamente intorno alle sacre imagini, e deposta ogni odievolezza a rimeritare la sua grazia, essendo egli pronto alla compensagione degli arredi levati alle chiese, anzi promettendo fornirle di più splendide suppelletiili, e ad espiazione di tal colpa non si rifiuterebbe sottostare a qualunque legittimo soddisfacimento; aggiugneva altresì di aver già compiuto la sua promessa co’ priacipali vescovi, di maniera che annoveravali tra’ più zelanti patrocinatori della sua causa, come testimoniar lo poteano gli stessi in addietro di lui proseliti; ma sordo il prelato alle affettuose dichiarazioni proseguiva ostinatamente a mostrarsi quel di prima. Fu dunqne uopo ricorrere da ultimo, qual rimedio necessario, ad una condaanagione canonica privandolo,
avvegnaché fornito di molti numeri, dell’occupata sede. Nè valse il gastigo a piegarna l’indomito animo, intento mai sempre a macchinare nuovi garbugli e, provocando nel clero fazioni, a trarre dalla sua non piccola quantità di sacri ministri. Durando così la bisogna per molti anni egli rendé all’universale ampia testimonianza di mal talento e della inflessibile sua caparbieria, mercé di che venne finalmente a pieni voti condannato all’ esilio in Sozopoli presso del Ponto, dove per comando imperiale fa accolto con sommo rispetto e provveduto in copia d’ogni agiatezza; se non che afforzando egli ognora la sua ostinazione e vie più in-