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Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/274

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LIBRO QUINTO. 261

mandati dal tempo e dalle presenti circostanze della repubblica. Intrattanto Xanta e Culeone, manichei, unitamente ai loro militi, due mila e cinquecento di numero, a capriccio e senza addurne motivo abbandonano l’esercito, e richiamati più e più volte per lettere dal Comneno promettono bensì di raggiugnerne le bandiere, ma prolungano all’infinito lor tornata, avvegnachè sollecitati premurosamente dal sovrano coll’offerta di largizioni ed onoranze; tutto fu inutile, neppure a tai patti curandosi di mantenere la data parola. Mentre poi nell’antedetto modo l’imperatore dispone gli affari contro Roberto, ecco giugnere a costui un trepidante messo colla notizia che le armi del re Enrico erano per entrare nelle terre de’ Longobardi. Egli allora seriamente occupatosi del ricevuto annunzio, e rimaso qualche tempo nell’alternativa di contrarj pensieri, colla massima diligenza esaminando il partito migliore da prendere, al postutto rimembrò che fin da quando si pose a capitanare la spedizione verso l’Illirico fregiato avea dell’italiana signoria il figlio Rogerio, e non assegnato regione alcuna a Baimundo, sulla quale potesse questi esercitare un supremo dominio; il perchè ragunati a consiglio i conti e gli illustri personaggi di tutto l’esercito, ascese più elevato luogo per arringarli del seguente tenore:

Voi ben sapete, o conti, che al passar nell’Illirico fidai al carissimo e primogenito mio figlio Rogerio un assoluto potere sopra tutti gl’italiani miei possedimenti, non estimando conveniente di abbandonare, al dilungarmene per cosi grande e perigliose intraprendi-