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Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/275

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262 ANNA COMNENA

mento, il proprio e quasi natale suolo privo di custode o capo, ed esposto alla cupidigia di chiunque osato avesse, non altrimenti che ad apparecchiata preda, volgervi il piede. Or bene, con tale speranza il re alemanno accingendosi di presente ad occupare con poderosissimo esercito i nostri possedimenti, come ci viene confermato da incontrastabili pruove, noi al certo dobbiamo procurare di antivenirne i tentativi. Imperciocchè quale scusa potremmo addurre se mentre siam tutti nel conquistare l’altrui, comportassimo con vile infingardaggine di essere spogliati del fatto nostro? Io adunque mi assumo questa laboriosissima parte dell’opera: io sì, io stesso m'affretto a portare le armi contro l’Alemanno, ed affido al mio più giovane figlio, che qui vedete, Dirrachio, Aulone, e le rimanenti città ed isole, di già in nostro potere, quantunque non ancora condotta a fine la guerra, come anticipati premj e favorevoli pronostichi di maggiori in avvenire. E qui, ad assicurare il prospero e compiuto loro avveramento, prego e scongiuro voi tutti che vogliate ritenerlo un altro me stesso, e vi adoperiate, del pari che vi comportaste meco, a proteggere colla massima valentia dell’animo vostro la sua causa e salvezza. A te poi, carissimo figlio (volosi a Baimundo), con autorevole e paterno affetto ordino e raccomando di trattare con ogni onoranza e rispetto i conti, valendoti de’ loro consigli per modo che sulla tu imprenda senza avere da prima richiesto il parer loro, e voglio, in virtù di tal precetto, che non abbi giammai da posporne i divisamenti ai tuoi, comunque opportuni ed accorti sieno da te reputati.