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| LIBRO QUINTO. | 265 |
XI. Roberto impossessatosi de’ regali accampamenti non mise gran conto nel seguire egli stesso le orme del fuggitivo, ma fattone il comando a guerrieri scelti da tutto l’esercito e posto a sacco il campo nemico pigliò ad uno col pontefice la via di Roma, donde, confermato in prima il suo alleato sul trono papale, e da lui novamente riportato il regal titolo, fe’ ritorno a Salerno ristorandosi quivi con breve riposo dalla fatica di tante guerre.
XII. Baimundo poco stante presentasi al genitore -manifestando coll’abbattimento del suo volto la rancura d’un malagurato successo, riserbandoci ad esporre in seguito come andasse la bisogna, e qual si fu l’esito della guerra da lui capitanata. All’orgoglioso giovine rimaso nell’Illirico, meno per gli ordini paterni che per secondare il violento suo naturale, parean mille anni venisse il momento di battagliare coll’imperatore. Pigliate dunque seco le truppe, i romani disertori (gente non tutta del volgo avendovi gran numero di chiari personaggi, i quali usciti di speranza sull’avvenire delle imperiali faccende abbandonaronsi alla sorte del vincitore passando a militare sotto i latini vessilli) ed i prefetti delle citta venute in poter di Roberto, si diresse, per la via di Bagenezia, a Giannina, ove circondati di fosso gli adiacenti vigneti distribuì l’esercito in adatte stazioni e piantovvi entro le tende. A simile rinvenute le mora e la rocca della citta poco solide, e mezzo distrutte pose ogni studio nel risarcirle; costruì di più altro ben munito fortilizio in quella parte della cinta da lui ritenuta di preferenza idonea all’uopo, mettendo intrattanto a