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Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/303

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290 ANNA COMNENA

XXXVII. Non desterà poi maraviglia il mio detto che assidui costoro visitavan la reggia, se pongasi mente all’amor sommo da quell’augusta coppia (i miei genitori) portato alle lettere ed ai letterati; il perchè addivenuta palese questa loro affezione, quanti aveanvi iniziati in esse calcavano di continuo le imperiali soglie, ove impertanto gli augusti anzi attendevano a coltivare il proprio spirito che non ad animare altrui allo studio. E per verità erano da entrambi consumati i giorni, vegliate le notti meditando i sacri Libri. E qui abbia luogo senza offesa della rettorica una breve digressione. Ben di sovente l’augusta mia genitrice allorquando apprestate sul desco le imbandigioni, ricevea l’invito di recarsi a desinare, solo a malincorpo iutralasciar potea la lettura de’ sacri Libri, da lei ardentissimamente studiati, e delle opere de’ santi Padri, dando in ispecie la preferenza a quelle dell’inclito martire e filosofo Massimo, recandole sommo diletto la spiegazione delle naturali quistioni , sommissimo poi l’accurata indagine de’ soprannaturali dogmi, nel cui intendimento cercava e sapea riposto il vero frutto d’ogni sapienza. Empievami, lo confesso, di stupore il mirare tali cose, ed osava tratto tratto manifestarlene il mio pensamento. Come mai, diceale, puoi tu di quaggiuso elevare così alto lo sguardo? Io, credimi, nel dirizzarvi le mie luci tremo, e neppure a fior d’orecchio ardisco udir verbo di cotanto sublimi arcani, corrando la fama che lo stile del Santo, altissimo senza pari e superiore ad ogni umano intendimento, colle incessanti e

dilicatissime sue contemplazioni renda vertiginoso il cervello de’ lettori. Ed ella, compiacendosi delle mie paro-