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Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/306

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LIBRO QUINTO 293

ni lo aggirò per modo, esperimentalolo men dotto di quanto era mestieri, che da censore e giudice il fe' difensore e seguace de' suoi errori, ed avvocato dell'iniqua sua causa e persona. Divulgatasi la faccenda tutto il popolo, tumultuariamente accorso nel tempio, addimandava con alte grida nelle sue mani Italo; questi allora vedendosi nell'imminente pericolo di essere precipitato abbasso dalla sommità del sacro luogo, ascesane la più elevata parte vi si ascose laddove a nessuno cadde in pensiero d'instituire diligente ricerca.

XLI. Andò quindi la grida che i suoi perversi dogmi disseminatisi per la citta giugnessero a sedurre molti chiarissimi personaggi della stessa corte imperiale cagionando non lieve travaglio all'animo del religioso principe, il quale addimandatane la tavola contenente quindici capi ordindò che si dovessero dall'eretico, asceso a capo nudo il pulpito, ritrattare, condannare e ferir d'anatema, ripetendo gli uditori per singulo la condanna proferita contro di essi. Ma non guari dopo corrucciatosi egli dell'operato e furente per la sofferta ignominia eccolo di nuovo mettere in campo nelle adunanze gli errori da lui medesimo testé abjurati e proseguire sconsigliatamente, privo d'ogni riguardo alle ammonizioni d'Augusto, ne' suoi falsi principj. A reprimerne dunque la ognor crescente alterigia il nome e la persona di lui soggiacquero allo stesso anatema per lo innanzi contro agli scritti fulminato. Se non che dati poscia nuovi segni di pentimento vennegli rimessa gran parte della meritata condanna, ferma tuttavia contro le sue dottrine, rimanendone il nome solo di celato e di tra-