Pagina:Compendio del trattato teorico e pratico sopra la coltivazione della vite.djvu/29

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

o[ 26 ]o

tengono talmente la vegetazione, che languisce, e termina col morire. Le sole radici, che puossi permettere di tagliare, sono quelle, che sono morte, muffite, o rotte: il che non arriva, che per difetto del coltivatore vignajuolo, che non à abbastanza sopravvegliato su’ suoi operaj.

Esiste una differenza tanto più grande tra i piccoli rami tagliati sul ceppo, e la pianta con radici, che quella avvezza al suolo nel quale si trova, abituata alle differenti intemperie dell’aria, riprende assai bene, intanto che questa allevata con attenzione in giardini, o seminarj, dove giornalmente era lavorata, irrigata, ingrassata, si trova tutto ad un tratto privata in un momento, che le sue radici stanche, semivive, le procurano con fatica i i succhi nutritizi, dei quali ne à un gran bisogno.

Un errore massiccio, e ciò nullostante generale; è quello di credere, che la piantagione dei talli con radici lunghe sia preferibile all’altra dei piccoli rami tagliati sul ceppo, o marze. La sola sperienza, che può decidere un fatto di questa natura, prova sempre, che lo sviluppo delle radici nelle marze non è più lungo, che il riprendere di quelle, di cui sono già fornite le piante, il che segue per queste ultime sovente male e con molta pena.

Non vi affidate giammai del vostro vignajuolo, o di estranei per la scelta dei piccoli rami, scelta che dovete far sempre da voi stessi, non prendendoli che da ceppi forti e vigorosi, in età di otto o dieci anni al più, sui terreni dove la vite dura venticinque, trenta anni. Per essere ben sicuro del-