Pagina:Compendio della poesia tragicomica.djvu/24

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366 della poesia tragicomica.

popeia, la quale alcuna volta s’adopra nel corso di chi narra, per tanto più evidentemente far venire sotto gli occhi della persona ch’ascolta o legge la cosa che vien narrata. E se Orazio fe quell’ode in forma di dialogo: Donec gratus eram, etc., nella quale non parla mai il poeta come poeta, si risponde, che sì come una gocciola d’acqua in un gran vaso di vino non è bastante a far che quello non sia vin pretto, così quella sola e piccola coserella non è composizione, fra tante liriche, da poter far drammatico quel poeta. Ben è vero che se altri spendesse tutti o ’l più de’ suoi versi lirici nel far dialoghi, non sarebbe né ditirambico, né lirico, né drammatico, e sarebbe un poeta da stimar poco, e ciò per molte ragioni che qui non hanno il lor legittimo luogo. Nasce da queste due, narrativa dove il poeta solo ragiona, e rappresentativa dove il poeta non parla mai, la terza spezie, nella quale alcuna volta parla il Poeta, e alcuna parlano le persone ch’egli intro-