Pagina:Compendio della poesia tragicomica.djvu/55

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della poesia tragicomica. 397

Tutto quello che in ciò fa dubbio di non lieve importanza, pare a me che si riduca a due punti. L’uno, per qual ragione voglia Aristotile che l’uom si privi della compassione, ch’è cosa, come dice il Boccaccio, cotanto umana. E in verità, che ’l terrore s’abbia a purgare come affetto disordinato che corrompe la virtù della fortezza, ha molto del ragionevole,o, per dir meglio, del necessario. Ma spogliarsi della pietà, chi può farlo senza spogliarsi d’umanità? Per modo che la tragedia per questo solo meriterebbe di essere, come fiero e scandaloso spettacolo, abborrita. L’altro punto è: come può stare che le cose terribili purghino la paura, conciossiacosachè non si vegga le materie colleriche essere atte a purgar la collera, ma sì bene farla maggiore, e così le flemmatiche e l’altre degli altri umori? E però con le viste di cose orribili e spaventose a chi è timido di natura s’aggiungerà piuttosto spavento; quantunque dicano alcuni, che anzi l’abi-