Pagina:Compendio della poesia tragicomica.djvu/56

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398 della poesia tragicomica.

tuarsi nel veder cose orribili, come sangue, ferite e morti, rende l’animo intrepido, e coll’esempio del soldato conchiudono, che in cotal guisa la tragedia purghi il terrore. Il che forse si potrebbe concedere, s’ella rappresentasse gladiatori o sicarj. Ma ella è da ciò tanto lontana, che anche le morti che sono in lei rade volte sottopone agli occhi degli ascoltanti, ma fallo raccontare, avvengachè qualche volta i corpi morti produca in palco, com’Euripide fece nelle Fenisse. Certissima cosa è, che Sofocle nol fe mai, checchè si dicano alcuni, i quali s’hanno creduto che la morte d’Aiace si faccia in vista del teatro, che non è vero a chiunque intende e considera ben quel luogo. Così dunque non può ella voler purgare, perciocchè le viste truculenti fanno ben gli uomini più crudeli, ma non più forti. Nè la fortezza del soldato, quand’ella nasce dall’abito di veder corpi morti, è virtù. E chi per altra via non è forte, impropriamente si chia-