Pagina:Compendio della poesia tragicomica.djvu/58

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non so vedere come altri possa privarsi di questo affetto senza spogliarsi d’umanità, che vuoi dire farsi crudele. Nè so come Aristotile il voglia, avendoci egli pure insegnato nelle Morali che si dee compatire del male che ha l’amico. Or queste sono le difficultà, che ci bisogna prima risolvere, volendo bene intendere il modo con che il poema tragico purga. E prima ch’altro s’intenda, è da sapere che la voce purgare ha due sensi. L’uno è di spegnere affatto, e in questo l’usò il Boccaccio, là dove e’ disse: «I peccati che tu hai infino all’ora della penitenza fatti, tutti si purgheranno.» L’altro è di purificare, e mondare. E in tale senso disse il Petrarca: «Vergine, i’ sacro e purgo Al tuo nome e pensieri e ’ngegno e stile,» perciocchè quivi non vuole spegnere il proprio ingegno come il Boccaccio intendeva di spegnere le peccata, ma di sgombrarlo d’ogni viltà, e farlo in sua natura perfetto. In questo secondo significato si dee prendere il purgare della tragedia,