Pagina:Compendio della poesia tragicomica.djvu/59

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della poesia tragicomica. 401

come altresì lo prendono i medici, i quali, quand’essi voglion purgare, pogniam caso la collera, non hanno intenzione di spegnerla o diradicarla affatto dal corpo umano (chè cotesto sarebbe un volere uccidere, e non sanare, levando alla natura tutto un umore, ond’ella si serve per temperamento degli altri), ma di levarne sol quella parte, che traboccando fuor de’ termini naturali corrompe la simetria della vita, onde poi nasce l’infermità. Non purga dunque il poema tragico gli affetti suoi alla stoica, spiantandogli totalmente da’ nostri cuori, ma moderandoli e riducendogli a quella buona temperie che può servire all’abito virtuoso. Anzi si val dell’uno per medicina dell’altro; perciocchè tanto è lontano che tutti i timori sien viziosi, che anzi ve n’ha di quelli che sono i naturali fomiti alla virtù, com’è il timor dell’infamia. Parimente la commiserazione non è tutta buona, perciocchè, non servati i debiti modi, passa in tenerezza e in mollizie,