Pagina:Compendio della poesia tragicomica.djvu/65

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è bene che si risolva. Perciocchè nel trattato della fortezza Aristotile non riceve per atto virtuoso il darsi la morte: onde si porria dire che la tragedia, insegnando di cader nel peccato, non purgasse ben gli animi, ma piuttosto gli corrompesse. A che si può rispondere in due maniere. L'una è, che per fuggir l'infamia, o per coscienza del lor peccato, ma per non sostenere o povertà o altra molestia del senso, si recano a darsi morte: e quantunque la nostra santa e vera religione reputi peccato (come è) ogni volta che qualch'uno da sè stesso si procura la morte, nientedimeno la gentilità, che non avea questo lume, giudicò fatto nobile il darsi morte, o per la gloria come Cato, Bruto, e altri, ma più di tutti Lucrezia, che non per gloria, ma per giustificare l'onestà sua, se la diede. L'altra risposta è, che la tragedia non si serve dell'atto volontario di chi s'ammazza, per imitare un'opera virtuosa, ma per espri-