Pagina:Contributo alla storia della letteratura romanesca.djvu/9

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ammesso che sieno autentiche, e che il Bicci le abbia sapute trascrivere fedelmente, non sono certo di gran valore, poiché i signori romani vivono molto nella campagna circostante, dove hanno vasti possedimenti, e il fenomeno è appunto vivo nella Toscana e nella regione nord-est di Roma, e qualche esempio mal dissimulato se ne coglie facilmente anche a Marino.1 Altri pochi esemplari se ne rinvengono nel Diario di Stefano Infessura, ch’ebbe dalle sapienti cure di Oreste Tommasini la sua reintegrazione; ma il fatto stesso che scompare fin dalle prime pagine e non se ne trova più traccia per tutto il corso dell’opera, autorizza a credere che si tratti d’un errore di copisti, i quali, del resto, non attinsero all’originale, che è andato perduto.

Pertanto, nel dubbio che l’edizione muratoriana non fosse criticamente la più fedele, sentii la necessità di procedere ad una collazione del testo coi manoscritti che il dott. Fancelli ha riconosciuto come archetipi dei 23 ch’egli esaminò, ai quali aggiungo, per conto mio, il Lancisiano LXXIV, 2, che non è certamente copia di nessuno degli archetipi fissati dal Fancelli. E la collazione incominciai dall’archetipo Ottoboniano 2616, perchè più ricco di fenomeni dialettali, ricercando se le divergenze grammaticali di questo con altri testi di sicura provenienza romana si trovassero negli archetipi e con quella stessa frequenza e costanza. Ma durante la faticosa collazione ho dovuto convincermi e deplorare io stato miserevole cui fu ridotto questo lavoro e misurai, preoccupato, le difficoltà che s’incontrano per ricostituirne la lezione critica. Nè finché essa sia un desideratum, ci sarà possibile di rimuovere tutti gli ostacoli, di scioglier tutti i problemi che s’affollano intorno a questo disgraziato lavoro, che è pure così straordinariamente importante.

Un codice del s. XIV di minuscola gotica, certamente romano, si conserva nella Biblioteca Nazionale V. E.,2 e contiene una traduzione del «Liber Dialogorum» di S. Gregorio Magno.

Nell’explicit è detto : « librum istum dialogorum Sancti Gre-

  1. p. e.: caviccio (calcio) da caiccio, ca-v-iccio.
  2. Mss. S. Francesco a Ripa 6, 362.