Pagina:Così parlò Zarathustra.djvu/135

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136 così parlò zarathustra - parte seconda


Zarathustra rispose: «E perchè dovreste stupirne? Coi gobbi è permesso un parlare gobbo».

«Sta bene, disse il gobbo: e con gli scolari si può parlare come s’è imparato alla scuola.

Ma perchè Zarathustra parla ai suoi discepoli diversamente che a sè stesso?».




Della prudenza umana.

«Non già l’altezza, bensì la china è terribile.

La china, quando lo sguardo precipita nel vuoto mentre la mano si aggrappa all’alto. Allora il cuore prova la vertigine della sua duplice volontà.

Ahimè, miei amici, indovinate voi esattamente la duplice volontà del mio cuore?

Questa, questa è la mia china e il mio pericolo, chè il mio sguardo si svolge alla sommità, mentre la mia mano vorrebbe aggrapparsi all’abisso e appoggiarsi nel vuoto!

La mia volontà s’aggrappa all’uomo; con catene io m’all'accio all’uomo, perchè mi sento attratto verso l’alto, verso il superuomo: perchè verso ciò ch’è alto tende l’altra mia volontà.

E per questo io vivo, simile a un cieco, tra gli uomini, come se non li conoscessi: perchè la mia mano non perda interamente la sua fede in ciò ch’è saldo.

Io non vi conosco, o uomini; questa tenebra e questo conforto si distendono spesso su me.

Seduto sotto al portico alla mercè d’ogni ribaldo io domando: «Chi vuole ingannarmi?».

La prima mia prudenza umana consiste nel permettere che mi s’inganni, per non dover stare in guardia contro gl’ingannatori.

Ahimè, se mi mettessi in guardia contro gli uomini, come mai l’uomo potrebbe essere un’àncora per il mio pallone? Troppo facilmente esso potrebbe venir trascinato alto e lontano!