Pagina:Così parlò Zarathustra.djvu/212

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della grande brama 213


Ma l’intreccio delle cause, in cui io sono avvolto, ritorna sempre, — e quello mi creerà un’altra volta! Io stesso son parte delle cause che producono l’eterno ritorno.

Io tornerò con questo sole, con questa terra, con quest’aquila e con questo serpente — ma non già ad una nuova vita o ad una vita migliore o ad una vita simile a questa!

— Bensì ritornerò sempre ed eternamente a questa ugual vita, a questa vita medesima, a tutto ciò ch’essa ha di più grande e di più piccolo, per insegnare di nuovo l’eterno ritorno di tutte le cose — per pronunciare un’altra volta la parola del grande meriggio della terra e dell’uomo, per annunziar tuttavia all’uomo il superuomo.

Io espressi la mia parola, e la mia parola mi spezza! questo vuole il mio eterno destino — io perisco quale annunziatore!

È giunta l’ora in cui quegli che tramonta benedice a sè stesso; così finisce il tramonto di Zarathustra».

Poi che gli animali ebbero dette queste parole, tacquero aspettando che Zarathustra rispondesse loro qualche cosa; ma Zarathustra non si avvide del loro silenzio. Egli giaceva immobile, con gli occhi chiusi, simile a chi dorme; pure ei non dormiva, giacchè parlava con la sua anima. Ma l’aquila e il serpente, vistolo immobile così, rispettarono il silenzio e s’allontanarono cautamente.




Della grande brama.

«O anima mia, io ti insegnai a dire «oggi» al pari di «una volta» e di «allora», ed a passare danzando oltre ogni confine prossimo e lontano.

O anima mia, io ti liberai dalla polvere, dai ragni e dalla penombra.

O anima mia, io tolsi da te il meschino pudore e l’arida virtù, e ti persuasi a startene nuda al sole.