Pagina:Così parlò Zarathustra.djvu/96

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dei famosi saggi 97

Dei famosi saggi.

«Foste servi del popolo, e delle superstizioni dei popoli, o voi famosi saggi quanti siete! — E non già della verità! E per questo a punto foste venerati.

E per questo fu tollerata la vostra miscredenza, giacché anch’essa altro non era che una via che conduceva al popolo. Nello stesso modo il padrone permette ai suoi schiavi di sbizzarrirsi, e si diverte delle loro insolenze.

Ma la cosa che più è in odio al popolo, come il lupo ai cani, è lo spirito libero, il nemico d’ogni pastoja, quegli che non adora e si rifugia nei boschi.

Cacciarlo dal suo nascondiglio — ecco ciò che il popolo chiama sempre: «il sentir retto»; contro di lui esso aizza ancor sempre i suoi cani più selvaggi.

«Poi che la verità è là dove è il popolo! Guai, guai a colui che cerca!» — cosi si disse in ogni tempo.

Per il vostro popolo voi voleste creare un oggetto di venerazione e ciò chiamaste la volontà del vero, o voi famosi saggi!

E nel vostro cuore diceste sempre: «dal popolo venni: e da lui mi giunse anche la voce di Dio».

Ostinati e prudenti come l’asino; tali voi foste sempre nel patrocinare la causa del popolo.

E più d’un potente che voleva mantenersi in buon accordo col popolo, attaccò dinanzi ai suoi cavalli anche un asinello: un qualche saggio famoso.

Vorrei ora, o savi famosi, che gettaste una buona volta lungi da voi la pelle del leone!

La pelle screziata della fiera e le pelose zampe dell’investigatore, del cercatore, del conquistatore!

Ah, per indurmi a credere alla vostra «sincerità» voi dovreste anzitutto infrangere dinanzi a me la vostra volontà di venerare.

Sincero io chiamo colui, che parte per i deserti senza Dio dopo aver spezzato il suo cuore che l’adorava.

7. — Nietzsche. Così parlò Zarathustra.