Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/121

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capitolo ottavo 101

confuse, come calunnia che arrossì di sè medesima, sono precise, schiettamente articolate e perciò tali da potersi discutere.

Incontrastabilmente, quando le si considerano in faccia, spogliate delle ambagi e delle precauzioni, di cui i loro relatori tentarono avvolgerle, queste accuse sorprendono per la loro gravità.

Colombo è accusato formalmente: l.° di durezza inflessibile e di crudeltà: 2.° di attentato contro la libertà degli Indiani, raccomandati dalla Regina alla sua protezione: 3°. d’imperizia e d’incapacità amministrativa.

Verifichiamo primieramente la più grave di queste accuse: la crudeltà.

Colombo manifestò, si dice, sopratutto la sua crudele severità— nel complotto di Bernal Diaz di Pise; — nelle sue istruzioni scritte al comandante Pietro Margarit; — nel supplizio di Adriano di Mogica.

Esaminiamo i fatti.

Bernal Diaz di Pise formò contro la colonia un complotto, il cui piano, scritto di sua mano, gli fu trovato addosso. Il delitto non poteva essere negato. Colombo, però, invece di fare, secondo il suo diritto, giudicare e mettere incontanente a morte il capo del complotto, si contento mandarlo in Ispagna.

Ecco come l’americano Washington Irving giudica un tal atto:

«L’Ammiraglio procedette con gran moderazione. Avuto riguardo al grado ed allo stato di Diaz, si astenne dall’infliggergli alcun castigo; ma lo consegnò a bordo di una delle sue navi; proponendosi mandarlo in Ispagna, perchè fosse quivi giudicato... Alcuni de’ suoi complici di un grado inferiore venner puniti secondo il loro grado di colpabilìtà, ma non col rigore che meritava la loro colpa. I partiti che Colombo prese, quantunque necessari per la sicurezza generale, e i più temperati che fosse possibile, furono qualificati arbitrari e parvero a certuni dettati da uno spirito di vendetta1

Perchè il Vice-re era straniero, la sua autorità riusciva insop-

  1. Washington Irving, Storia della vita e dei viaggi di Cristoforo Colombo, lib. VI, cap. viii.