Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/136

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116 libro terzo

disperata: nondimeno, seppe con astute concessioni, con un abile temporeggiare, domare la violenza, disarmare il delitto, ristabilire l’autorità, la sicurezza pubblica, organizzare i lavori ed iniziare la prosperità d’Hispaniola. Se questa non è abilità in fatto di amministrazione, domandiamo che ci venga spiegato un tal prodigio, e siagli assegnato il suo vero nome.

Come dubitare dell’ingegno amministrativo di Colombo, quando si vede quest’uom di mare diventare ad un tratto, secondo la necessità, agricoltore, architetto, ingegner militare, consultore di ponti e strade, economista, agronomo eccellente, impareggiabile magistrato? L’eminenti doti necessarie ai fondatori di colonie, i quali spesso con poco devono bastare a molto, valendosi d’un presente assai difficile per assicurar l’avvenire, erangli state largite in copia maravigliosa.

Non ostante la sua ardente brama di trovar oro, Cristoforo Colombo, appena venne a governare que’ nuovi paesi, alieno dall’occuparsi esclusivamente delle miniere e de’ progressi metallurgici, provvide con gran diligenza alla coltura delle terre, primo principio e ultimo scopo d’ogni buona colonizzazione.

Sotto nome di Podere Reale, aveva fondata una scuola di agricoltura, in cui si trovavano conservati nella loro purezza di razza gli animali riproduttori di ogni specie. Per sua cura, crescevano le piantagioni, e si tentavano saggi di acclimatazione e di orticoltura. Egli sentiva che bisognava rinunziare al reggimento europeo per adottare l’igiene dei naturali, e si sforzava di avvezzare i nuovi coloni agli alimenti degl’indigeni. In questo la sua penetrazione precedeva e superava le costose lezioni dell’esperienza. Voleva che i coloni potessero all’uopo far di meno della metropoli o renderle più di quello che fossero per riceverne. Invece di celibi affamati d’oro, incapaci di collocare affezione nella terra per coltivarla, e che non sapevano che metterla sossopra, egli non voleva ammettere che uomini ammogliati, laboriosi e che dovessero occuparsi di lavori utili di coltura, di dissodamenti, di canalizzazioni, o di prosciugamenti, di moltiplicazione dei greggi1.

  1. Cédula para que Fernando de Zafra busque veinte hombres de