Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/142

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122 libro terzo

chiaia lo riprende come ad un sollievo, ed una consolazione. Questo ritorno alla poesia e diciam lo stesso della musica, da segno dell’eterna gioventù dell’anima, e sembra la ricompensa esclusiva dell’età che incanutì praticando la virtù. Per non ricordare che un esempio, poco prima della sua morte, Bossuet godevasi a tradurre in versi francesi i Salmi di Davide. A due secoli di distanza questi due uomini sublimi sentivano il medesimo bisogno, e cercavano alla medesima sorgente lo stesso sollievo.

Per quasi sette mesi, di conserva con alcuni dotti Religiosi versatissimi nelle Sante Lettere, Colombo esamino la Bibbia e gli autori ecclesiastici, affine di riunire i diversi testi e indicare le interpretazioni che si adattavano agli avvenimenti ne’ quali er’egli stato protagonista; ed anche i passi applicabili alla tomba del Salvatore. Finalmente, parendogli d’aver compiuto il suo lavoro, il 3 settembre 1501, ne mandò copia ad un dotto teologo di Siviglia, il padre Gaspare Gorricio, della Certosa delle Grotte, perchè lo esaminasse e l’ampliasse se bisognava.

Questo prezioso manoscritto, destinato ai Re cattolici, andò perduto. La sua brutta-copia formava un grande e smilzo volume in folio di 336 facce, con questo titolo: «Raccolta delle profezie sulla ricuperazione di Gerusalemme, e la scoperta delle Indie. Humboldt non ha temuto di chiamare questo lavoro» schizzo dell’opera stravagante delle Profecias: «Lo qualificò, altresì, dispregevolmente «profezie pagane e bibliche1»: l’onnipotenza del suo nome ha fatto accettare questo giudizio, che tende a screditare Colombo nella opinione de’ lettori eruditi. Noi non sapremmo acquetarci a questa sentenza pronunziata senza giustizia e senza esame dei documenti; e vogliamo primieramente stabilire la verità sopra due punti. Humholdt riconosce che «l’opera stravagante» non è che uno schizzo; e conviene che varii Religiosi aiutarono Colombo in tal lavoro.

Dilîatti, il frammento stampato «dell’opera stravagante» che Humboldt lesse in fretla, non è che uno schizzo, una specie di

  1. Humboldt, Esame critico della storia della geografia del Nuovo Continente, t. I, p. 102.