Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/152

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132 libro terzo

raggiante della Trinità, le costellazioni australi, tutto ciò che avevano veduto i suoi occhi, tutto ciò che avevano indovinato le sue intuizioni cresceva forze alla speranza di ciò che intravvedea nel futuro. L’immensità delle sue investigazioni si schierava intera nella sua fantasia come un solo quadro; e il suo concetto del Creatore giganteggiava in proporzione di questo inesprimibile infinito.

Siccome Dio aveva degnato conservargli, nonostante gli anni, le fatiche, le oppressioni di spirito e di corpo, tutta la vivezza dell’emozioni della gioventù, così Colombo lo ringraziava di tanta bontà, ed apprezzava degnamente questo benefizio dell’anima, ricchezza del genio cristiano cui nessun Monarca può sospendere o distruggere: parevagli nella sua umiltà, che un sì dolce godimento non fosse dovuto a peccatore pari suo; conciossiachè precisamente i migliori cristiani sono i meno soddisfatti di sè; e scriveva con edificante candore, memorando la bontà di Dio «entrai piccolo in mare per darmi alla navigazione, ed ho continuato sino ad oggi: questo arringo invita chi lo segue a voler penetrare i segreti del mondo: quantunque io sia un grandissimo peccatore, la compassione e la misericordia di nostro Signore, che ho sempre implorate, coprendo le mie colpe , hannomi colmo di benedizioni; ed ho trovata ogni mia consolazione a contemplare i maravigliosi aspetti dell’Opera sua1

Questa vasta contemplazione, di cui il solo Colombo aveva allora il privilegio, era, infatti, il più gran godimento dell’ammiratore del Verbo divino. Soddisfazione sì pura non è dono fatto indistintamente a’ mortali: le nature rozze, carnali, gl’istinti cupidi e materiali la concepiscono poco; e nonostante la perfezione de’ loro sensi, gli animali non la conoscono. Le serene voluttà della contemplazione sembrano partecipare del-

  1. “Yo soy pecador gravissimo: la pietad y misericordia de Nuestro Señor siempre que yo he llamado por ellas me han cobierto todo: consolacion suavisima he fallado en echar todo mi cuidado á contemplar su maravilloso conspeto.” — Carta del Almirante al Rey y á la Reina. — Libro de las Profecias, fol. iv.