Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/171

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capitolo primo 151

fortuna era fatta. Inoltre, recavano tutti seco tal copia d’oro ch’era capace di mitigare la severità dei loro giudici.

Essi erano stati scompartiti, in numero di oltre cinquecento, su diverse caravelle. Bobadilla, che si consolava della subita dimissione co’ suoi cumuli d’oro, aveva preso posto sulla Capitana. Roldano, deposto al pari di lui, e chiamato a render conto della sua ribellione, aveva del pari ammucchiato su quella nave una copia grandissima d’oro ch’era il frutto di rapine esercitate durante la sua ribellione. Su quella caravella erano stati imbarcati centomila pesos precedenti dai diritti regi. Vi era stato altresì trasportato il più enorme pezzo d’oro nativo di cui mai ricordasse la storia. Questa pepite, che mille persone avevano tocca1, con ammirazione e cupidigia, ammontava secondo una testimonianza autentica, al peso di trentasei libbre di metallo d’oro, d’onde diffalcando, al dire di sperti minatori, tre libbre di pietra, restavano tremilletrecento libbre d’oro netto2. I ribelli avevano, in aggiunta, posta su quella nave centomila once d’oro fuso, e gran copia di grossi grani d’oro natio, per mostrarli in Ispagna. Non fu mai vista tanta copia d’oro raunata.

Altre ricchezze, egualmente acquistate in onta alla giustizia ed alla umanità, a prezzo del sangue e della vita di tanti infelici Indiani, giacevano accumulate sopra ciascuna caravella della flotta.

  1. “Globum cum mille amplius homines viderunt atque attrectaverunt.” — Petri Martyris Anglerii, Oceaneœ: Decadis primœ, liber decimus, fol. 24, § d.
  2. Oviedo e Valdez, Storia naturale e generale delle Indie occidentali, lib. III, cap. vii. Ci pare che la cifra d’Oviedo abbia ad essere esatta, perchè questo cronista ufficiale era stato controllore della fusione delle monete d‘oro nelle Indie. Egli s’attenne a riferire esattamente il peso e il valore di questo pepite fenomenale. Egli ricorda che se nella sua memoria scritta a Toledo nel 1525 egli aveva segnata la cifra di tremila duecento, ciò avvenne perché non aveva sott’occhio le sue note, il suo libro giornale; ma che ora, scrivendo la sua storia, trovasi sul luogo, ed ha la propria testimonianza di chi ha veduto questo grano, pesante un po’più di 5600, compresavi la pietra.