Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/252

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232 libro quarto

Creatore, non commovea punto quelle anime cupide e grossolane. La noia nacque dall’ozio; e l’ozio, è il padre dei vizi: i marinari sfaccendati facevano segretamente commenti sulla loro situazione.

I nostri lettori non avranno dimenticato che le quattro caravelle della spedizione erano state noleggiate a Siviglia, e che la maggior parte di quelli che le montavano appartenevano a quel porto. L’Ammiraglio aveva scelto tutti i suoi ufficiali, eccettuati i due fratelli Francesco e Diego di Porras, anch’essi di Siviglia, impostigli dal tesorier reale Morales. Cedendo alle costui istanze, egli aveva nominato l’uno capitano del San Giacomo di Palos, e l’altro, notaro della squadra. Colombo li giudicava in questi termini: «nessuno dei due aveva l’ingegno e la capacità necessaria pei loro impieghi: ma io chiusi gli occhi per riguardo a quello che me li aveva dati. Nelle Indie si mostrarono sempre più vanagloriosi: condonai loro molte mancanze, che non avrei perdonate ad un parente, e per le quali meritavano tutt’altra punizione che semplici rimproveri1.» Lungi dal mostrarsi riconoscenti per un’indulgenza così paterna, i due Porras risolvettero d’illustrarsi e conquistare uno splendido stato a danno dell’onore e della vita del loro benefattore: si tenevano sicuri dell’impunità, mercè della loro sorella, a que’ dì in fama della più bella donna di Siviglia, della quale il tesoriere reale, Morales, era schiavo.

I fratelli Porras guadagnarono facilmente marinai e mozzi sivigliani che si trovavano onorati di aver a fare con gentiluomini concittadini. Corpo robusto, spirito rozzo, il già marinaio Pedro di Ledesma, dimentico della promozione di cui andava debitore all’Ammiraglio, si ascrisse complice della trama. Il piloto maggiore, natio di Cadice, ma affiliato alle genti di Siviglia, Giovanni Sanchez, che aveva lasciato fuggire il Quibian datogli in custodia, malgrado che rispondesse con parole da Rodo-

  1. “Y que eran tales que merecian otro castigo que reprension de boca.” Cartas de don Cristóbal Colon á su híjo do Diego, en Sévilla á 21 noviembre de 1504.